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c. XXIX. INVOCARE E BENEDIRE DIO NELLA TRIBOLAZIONE

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DÜRER, Albrecht (b. 1471, Nürnberg, d. 1528, Nürnberg) Madonna with the Siskin 1506 Oil on poplar panel, 91 x 76 cm Staatliche Museen, Berlin

Capitolo XXIX

INVOCARE E BENEDIRE DIO NELLA TRIBOLAZIONE

«Sia sempre benedetto il tuo nome» (Tb 3,23), o Signore; tu che hai disposto che venisse su di me questa tormentosa tentazione. Sfuggire ad essa non posso; devo invece rifugiarmi in te, perché tu mi aiuti, mutandomela in bene. Signore, ecco io sono nella tribolazione: non ha pace il mio cuore, anzi è assai tormentato da questa passione. Che dirò, allora, o Padre diletto? Sono stretto tra queste angustie; «fammi uscire salvo da un tale momento. Ma a tale momento io giunsi» (Gv 12,27) perché, dopo essere stato fortemente abbattuto e poi liberato per merito tuo, tu ne fossi glorificato. «Ti piaccia, o Signore, di salvarmi tu» (Sal 39,14); infatti che cosa posso fare io nella mia miseria; dove andrò, senza di te? Anche in questo momento di pericolo dammi di saper sopportare; aiutami tu, o mio Dio: non avrò timore di nulla, per quanto grande sia il peso che graverà su di me. E frattanto che dirò? O Signore, «che sia fatta la tua volontà» (Mt 26,42). Bene le ho meritate, la tribolazione e l’oppressione; e ora debbo invero saperle sopportare, — e, volesse il cielo, sopportare con pazienza — finché la tempesta sia passata e torni la bonaccia. La tua mano onnipotente può fare anche questo, togliere da me questa tentazione o mitigarne la violenza, affinché io non perisca del tutto: così hai già fatto più volte con me, «o mio Dio e mia misericordia» (Sal 58,17). Quanto è a me più difficile, tanto è più facile a te «questo cambiamento della destra dell’Altissimo» (Sal 76,11).

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