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Quarto Racconto. Nel Signore ho riposto la mia speranza (I)

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papa-francescoIl proverbio russo ha ragione – dissi tornando dal mio padre spirituale – l’uomo propone e Dio dispone. Credevo di partire oggi stesso per la città santa di Gerusalemme, ma invece le cose sono andate in altro modo: un avvenimento assolutamente imprevisto mi trattiene qui ancora due o tre giorni. Non ho potuto fare a meno di venire a vedervi per annunciarvelo e chiedervi consiglio in merito. Ecco cosa è accaduto.

Avevo ormai detto addio a tutti, e con l’aiuto di Dio avevo ripreso la mia strada; stavo per valicare la frontiera, quando sulla porta dell’ultima casa scorsi un vecchio pellegrino che non rivedevo da tre anni. Ci augurammo il buongiorno ed egli mi chiese dove andassi.

Gli risposi: – Se Dio vuole, fino all’antica Gerusalemme.

Bene – riprese lui – c’è qui un ottimo compagno per te.

Mille grazie! – gli dissi – Non sai che non prendo mai un compagno e che cammino sempre da solo?

Lo so, ma stammi a sentire: so che quello è proprio il compagno che ci vuole per te. Tutto per lui andrà bene se sarà con te, e per te se sarai con lui. Il padre del proprietario di questa fabbrica, nella quale io lavoro ora come operaio, ha fatto un voto di andare a Gerusalemme; non avrai alcun fastidio a prenderlo con te. È un mercante di qua, un buon vecchio, e per di più è completamente sordo. Puoi urlare fin che ti pare, egli non sente nulla di nulla; quando gli si vuol chiedere qualcosa, bisogna scriverlo su un pezzo di carta. Sta sempre zitto e non ti darà noia durante il cammino. Ma tu gli sarai indispensabile nel tragitto. Suo figlio gli darà un cavallo e una carrozza che potrà vendere poi a Odessa. Il vecchio vuol camminare a piedi, ma si potrà mettere nella carrozza il suo bagaglio e i doni per il sepolcro di nostro Signore. Potrai posare il tuo sacco… Ora, pensaci bene. Credi proprio che si possa lasciar andare così da solo un vecchio completamente sordo? Abbiamo cercato da per tutto una guida, ma tutti chiedono troppo, e poi è pericoloso lasciarlo partire con uno sconosciuto, perché il vecchio ha denaro e oggetti preziosi. Quanto a me, mi sento di garantire per te e i padroni ne saranno felici: sono brava gente e mi vogliono molto bene. Sono due anni ormai che lavoro da loro.

Dopo aver così parlato davanti all’uscio, mi fece entrare dal padrone e mi resi conto che era una famiglia perbene: così accettai la loro proposta. Si decise di partire due giorni dopo Natale, se Dio vorrà, dopo aver sentito la divina liturgia. Ecco gli avvenimenti inattesi che avvengono sul cammino della vita! Ma è sempre Dio e la sua divina Provvidenza che agiscono attraverso le nostre azioni e le nostre intenzioni, com’è scritto: Perché è Dio che opera in voi il volere e il fare (Fil 2,13). Il mio padre spirituale mi disse:

Mi rallegro cordialmente, fratello carissimo, che il Signore mi abbia permesso così di rivederti. E visto che sei libero, ti tratterrò un poco e tu mi racconterai alcuni degli incontri che hai fatto durante la tua vita errante. Mi è piaciuto molto sentiti narrare gli altri tuoi racconti.

Lo farò con gioia – gli risposi – e mi misi a parlare. C’è stato del buono e del cattivo; non si può raccontare ogni cosa, e molte sono uscite dalla mia memoria, perché ho sempre cercato di serbare il ricordo di quello che induceva l’anima mia alla preghiera; tutto il resto l’ho rievocato ben di rado o, per meglio dire, ho cercato piuttosto di dimenticare il passato, secondo l’insegnamento dell’Apostolo Paolo che ha detto: Dimenticando quello che sta dietro a me e portandomi con tutto me stesso verso quello che sta davanti, io corro diritto alla meta.
E il mio beato starets mi diceva che gli ostacoli alla preghiera possono venire da destra e da sinistra o, in altre parole, se il nemico non può distogliere l’anima preghiera con vani pensieri o immagini colpevoli, egli fa rivivere nella sua memoria ricordi edificanti o belle idee, onde strappare via la mente alla preghiera che egli non riesce a sopportare. Questo si chiama il distogliere da destra; l’anima, disprezzando la conversazione con Dio, entra in delizioso colloquio con se stessa o con le creature. Così egli mi ha insegnato che, nel tempo della preghiera, non bisognava ammettere nello spirito nemmeno il pensiero più bello e più elevato; e se alla fine di una giornata ci si accorge di aver passato più tempo in meditazione o in conversazioni edificanti anziché nella preghiera pura e assoluta, bisogna considerarla un’imprudenza o un’avidità spirituale egoistica, specie nei principianti, per i quali il tempo impiegato in preghiera deve essere superiore al tempo dedicato alle altre attività di pietà.

Ma non si può dimenticare proprio tutto. Certi ricordi si imprimono così profondamente nella memoria che essi rimangono vivi senza che si debbano evocare, come per esempio quello della santa famiglia nella quale Dio mi ha permesso di trascorrere alcuni giorni.

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ANSA

Una famiglia ortodossa

Stavo attraversando il governatorato di Toblosk e mi trovai un giorno in una piccola città. Non avevo più pane e così entrai in una casa per chiederne un poco. Il padrone di casa mi disse:

Capiti al momento buono. Mia moglie ha appena ritirato il pane dal forno, prendi questo pane caldo e prega Dio per noi.

Lo ringraziai calorosamente e, mentre parlavo, infilavo il pane nel sacco; la padrona mi vide e disse:

Che povero sacco hai, tutto strappato e liso! Te ne darò un altro.

E mi diede un bel sacco nuovo. Li ringraziai dal profondo del cuore e partii. Nell’uscir di città, chiesi un po’ di sale in un negozio e il negoziante me ne diede un sacchetto. Ne fui felice e ringraziai Dio di avermi fatto incontrare persone così buone.

Posso star tranquillo una settimana – mi dicevo – potrò dormire senza inquietudini. Anima mia, benedici il Signore! (Sal 103 e 104).

Avevo fatto circa cinque verste dalla città quando vidi un modesto paesino con una modestissima chiesa di legno, dalla facciata dipinta e decorata con garbo. La strada passava lì accanto e io ebbi voglia di inginocchiarmi davanti al tempio di Dio. Salii la scalinata e recitai una preghiera. In un prato poco discosto dalla chiesa c’erano due ragazzini che giocavano; potevamo avere cinque o sei anni. Mi dissi che, malgrado il loro aspetto curato, dovevano essere i figliolini del prete. Finita la preghiera me ne andai.

Non avevo fatto dieci passi che sentii una voce gridare dietro a me:

Signor mendicante, signor mendicante! Aspetta!

Erano i ragazzini che gridavano e correvano verso di me: un bambino e una bimbetta. Mi fermai e, accorrendo, essi mi presero per mano. – Andiamo dalla mamma, lei vuol bene ai mendicanti.

Non sono un mendicante, ma un passante, cari.

E che cosa hai nel sacco?

Il pane per il mio viaggio.

Non fa nulla, vieni con noi, la mamma ti darà il denaro per il viaggio.

E dov’è la vostra mamma? – chiesi .

Laggiù, dietro la chiesa, dopo gli alberi.

Mi fecero entrare in un magnifico giardino, in mezzo al quale vidi una grande casa di ricchi; entrammo nel vestibolo. Tutto era pulito, in ordine, curato. La signora ci venne incontro.

Sono proprio contenta! Da che parte il Signore ti ha mandato a noi? Siedi, siedi, caro.

Mi levò lei stessa il sacco, lo posò su una tavola e mi fece sedere su una comoda poltrona.

Vuoi mangiare? Vuoi prendere del tè? Hai bisogno di qualcosa?

Vi ringrazio umilmente – risposi – ho di che mangiare nel mio sacco e il tè lo posso bere, ma sono un contadino e non ne ho l’abitudine; la vostra gentilezza e la vostra cortesia mi sono più preziose di un pranzo: pregherò Dio che vi benedica per la vostra evangelica ospitalità.

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ANSA

Dicendo queste parole sentivo un gran desiderio di rientrare in me. La preghiera ferveva nel mio cuore e avevo bisogno di calma e di silenzio per lasciare che quella fiamma salisse liberamente e per nascondere un poco i segni esteriori della preghiera: lacrime, sospiri, moti del viso o delle labbra. Così mi alzai e dissi:

Vi chiedo perdono, ma devo andarmene. Che il Signore Gesù Cristo sia con voi e i vostri cari figliolini.

Ah no! Che Dio ti guardi dal partire, non ti lascerò partire. Mio marito deve tornare questa sera dalla città, dove fa il giudice al tribunale del distretto. Sarà felice di vederti: egli considera ogni pellegrino come inviato da Dio. Per di più, domani è domenica, tu pregherai con noi all’Ufficio, e quel che Dio ci manderà lo mangeremo insieme. Da noi, per le feste, riceviamo almeno trenta poveri mendicanti, fratelli di Cristo. E tu non mi hai ancora detto tutto di te, da dove vieni, dove vai ora! Raccontami di te, mi piace sentir parlare coloro che venerano il Signore. Bambini, portate il sacco del pellegrino nella camera delle immagini, passerà la notte in quella.

A queste parole mi stupii e mi dissi:

È un essere umano o un’apparizione?

Così rimasi per aspettare il padrone. Raccontai in breve il mio viaggio e dissi che andavo a Irkutsk.

Bene! – disse la signora – Tu devi dunque passare per Tobolsk, mia madre vive in un convento di clausura; noi ti daremo una lettera e lei ti riceverà. Si va spesso a chiederle dei consigli spirituali; d’altro canto, tu potrai portarle anche un libro di Giovanni Climaco che abbiamo ordinato per lei a Mosca. Tutto va a meraviglia!

Infine giunse l’ora di cenare e ci mettemmo a tavola. 

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