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S. FRANCESCO DI SALES > FILOTEA INTRODUZIONE ALLA VITA DEVOTA > p. V, c. XI

virchild

ISENBRANT, Adriaen (b. ca. 1490, Bruges, d. 1551, Bruges) Virgin and Child c. 1520
Oil on panel, 61 x 42 cm Rijksmuseum, Amsterdam

Capitolo XI

SECONDA CONSIDERAZIONE: IL PREGIO DELLE VIRTÙ

Pensa che soltanto la devozione e le virtù sono in grado di dare la felicità alla tua anima su questa terra; guarda come sono belle! Metti a confronto le virtù e i vizi per convincertene: pensa, per esempio, alla soavità della Pazienza a confronto con la vendetta; la dolcezza, a confronto con l’ira e l’amarezza; l’umiltà a confronto con l’arroganza e l’ambizione; la generosità contro l’avarizia, la bontà contro l’invidia, la morigeratezza contro gli eccessi!

Le virtù esercitate hanno un pregio unico: rallegrano l’anima con una dolcezza e una soavità che non ha l’uguale; i vizi, invece, la lasciano stanca e disorientata. E allora perché non vogliamo metterci all’opera per raggiungere queste dolcezze?

Prendiamo i vizi: se uno ne ha pochi, non è felice; se ne ha molti, è infelice del tutto; per le virtù, invece, chi ne ha poche, è già in parte felice e questa felicità aumenta con le virtù.

La vita devota è bella, dolce, gradevole e soave: addolcisce le tribolazioni e rende soavi le consolazioni. Senza di lei il bene è male, i piaceri sono carichi di agitazione, di confusione, di cedimenti.

Chi conosce la devozione può dire a buon diritto con la Samaritana: Signore, dammi di quell’acqua! Questa invocazione torna spesso in Santa Teresa e in S. Caterina da Genova, anche se in circostanze diverse.

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