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S. Vincenzo Ferrer | Trattato della vita spirituale | CAPITOLO I. La povertà volontaria

04virgin Unknown Flemish masters  Virgin and Child Crowned by Two Angels 1490s
Oil on wood, 103 x 76 cm Groeninge Museum, Bruges

Trattato della vita spirituale

PREFAZIONE

Nel presente trattatello non intendo di far altro che esporre salutari insegnamenti estratti dagli scritti dei santi Dottori. Non faccio alcuna citazione né della Sacra Scrittura né di qualche Maestro in particolare, per provare o persuadere quello che dico; sia perché voglio essere breve, sia perché non mi rivolgo se non a quel lettore, che desidera vivamente di fare tutto quello che saprà tornare gradito a Dio. E neppure cerco di provare le mie affermazioni, perché non ho nessuna voglia di disputare con orgogliosi, ma solo d’illuminare gli umili.
Chiunque pertanto si propone di fare del bene alle anime e di edificare il prossimo colle sue parole, deve prima di tutto possedere in se stesso quanto intende d’insegnare agli altri: altrimenti porterà poco frutto, perché la sua parola rimarrà inefficace finché i suoi uditori non lo vedranno praticare tutto quello ch’egli insegna e molto di più ancora.

PARTE PRIMA
I Fondamenti della Vita Spirituale

CAPITOLO I.
La povertà volontaria

Amare la povertà
Anzitutto è necessario che il servo di Dio disprezzi tutto ciò che è terreno, lo consideri come spazzatura e non ne faccia uso se non per una rigorosa necessità (1). Ridurrà i suoi bisogni a poco e, per amore della povertà, sopporterà anche certi incomodi, perché, come disse un pio autore, quello che è meritorio non è l’esser poveri, ma, quando si è poveri, amare la povertà e sopportarne volentieri e allegramente le privazioni per amore di Gesù.

Falsa Povertà
Ohimè! quanti sono poveri solo di nome! perché si gloriano d’esser poveri solo a patto che loro nulla manchi. Pretendono d’esser amici della povertà, ma fuggono a tutto potere le compagne e gli amici inseparabili della povertà, la fame, la sete, il disprezzo, l’abiezione.
Non così il nostro Padre San Domenico, né Colui che «essendo ricco si fece povero per noi», né gli Apostoli che c’istruirono e colle parole e cogli esempi.

Regole pratiche
Non domandare mai nulla a nessuno, salvo il caso di necessità. Rifiuta tutto ciò che ti si offre, per quanto ne venga pregato, anche col pretesto di darlo poi ai poveri; e sii persuaso che facendo casi edificherai grandemente e quelli che ti hanno fatto questa offerta, e tutti quelli che conosceranno il tuo rifiuto; e con ciò potrai più facilmente indurli al disprezzo del mondo, e a soccorrere altri poveri.
Per il necessario, intendo quello di cui hai bisogno per il momento: un cibo frugale, abiti modesti e una calzatura di poco prezzo. Possedere libri non è una necessità. Quante volte i libri servono di pretesto a un’avarizia colpevole! Contentati di quelli che la comunità possiede e che ti saranno prestati.
Vuoi tu conoscere chiaramente l’effetto dei miei consigli? Comincia col praticarli umilmente. Se li discuti con orgoglio non ci capirai nulla. Perché Gesù Cristo, Maestro d’umiltà, rivela agli umili la verità che nasconde ai superbi.
Stabilisci dunque la povertà alla base della tua vita spirituale: essa è il fondamento posto da Gesù Cristo stesso, che cominciò il suo discorso del morte con queste parole: Beati i poveri di spirito!

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