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S. Vincenzo Ferrer | Trattato della vita spirituale | p. II, c. III. Condotta che si deve tenere nella mortificazione del mangiare e del bere

06virgix

Unknown Flemish masters (Antwerp school) Virgin and Child with the Veil
1531 Oil on oak panel, 86 x 69 cm Private collection

CAPITOLO III.

Condotta che si deve tenere nella mortificazione del mangiare e del bere

Assoluta necessità della mortificazione

Poi l’atleta di Cristo si adoperi ad adattare totalmente il suo corpo al servizio di Gesù Cristo e a regolare tutti i suoi atti e movimenti esterni secondo la decenza e la disciplina regolare.

Ti sarebbe dunque affatto impossibile reprimere le ribellioni interne dell’anima, se non avessi prima ridotto il corpo a una disciplina che gli vieti non solo ogni atto, ma anche ogni moto disdicevole e sconveniente.

In quest’opera dell’adattamento del corpo al servizio di Cristo, hai da insistere anzitutto contro la gola. Perché, se non sei padrone di questo vizio, non potrai acquistare nessun’altra virtù. Fa dunque ciò che ti dirò.

Regole generali

Anzitutto non ti procurare nessuna vivanda speciale, ma sii contento di ciò che si passa alla comunità. Se persone secolari ti offrono ghiottonerie per tuo uso personale, non le accettare in conto alcuno; se vogliono darle al convento, lo facciano alla buon’ora. Non accettare alcun invito fuori del refettorio, ma, assiduo al refettorio conventuale, osserva tutti i digiuni dell’Ordine secondo le forze che Dio ti ha dato.

Se cadi malato, lasciati usare le cure necessarie, senza nulla procurarti da te stesso, ma accettando con riconoscenza quello che ti è offerto.

Per evitare ogni eccesso nel mangiare e nel bere, esamina con attenzione quello che esige il tuo temperamento e sappi quello che ti è necessario e quello che è superfluo. Ma di regola generale mangia tanto pane quanto ne hai bisogno, specialmente in tempo di digiuno, e diffida del demonio quando ti spinge a fare astinenza nel pane.

Distinguerai poi il necessario dal superfluo a questo segno; nel tempo in cui ti è permesso di fare due pasti, se dopo Nona ti sentirai aggravato a tal punto da non poter pregare, leggere o scrivere, ciò ordinariamente avviene perché hai commesso qualche eccesso. Così parimenti se proverai la medesima gravezza dopo il Mattutino, quando hai cenato, o dopo la Compieta quando digiuni. Mangia dunque del pane a sufficienza, ma in modo che dopo la refezione tu possa leggere, scrivere o pregare. Se però in queste ore ti sentissi meno disposto che in altre, non te ne turbare; ciò non è segno che tu abbia oltrepassato la misura, purché non senta quel gravame di cui si è parlato.

Procura dunque di sapere quello che basta alla tua costituzione fisica secondo il metodo che ora t’ho indicato o qualche altro che t’ispirerà il Signore che tu devi pregare instantemente. Poi abbi gran cura di osservare sempre questa misura e di sorvegliare sempre quello che mangi a tavola. Se mai trascorri a qualche eccesso, non lo lasciar passare senza una condegna penitenza.

In quanto al bere, non saprei qual regola darti, se non che ti restringa a poco a poco, bevendo ogni giorno un po’ meno, non però a tal punto da provare giorno e notte una sete eccessiva. In particolare quando mangi minestra brodosa, puoi più facilmente privarti del bere e non permetterti che l’indispensabile. Non bere mai fuori di pasto, se non alla sera in tempo di digiuno e ancora con molta temperanza, oppure dopo un viaggio o una straordinaria fatica. Il vino poi lo berrai talmente annacquato che non abbia più la sua forza; e se fosse generoso acqua fino a metà o più. E fa così, più o meno, secondo Signore t’ispirerà.

Prima del pasto

Al segnale del campanello, lavati le mani con gravità e asciugati nel chiostro: poi, al secondo segnale, entra in refettorio, e, senza risparmiarti, benedici il Signore cantando con tutte le tue forze, pur serbando la modestia esterna. Poi prendi il tuo posto e pensa che stai per mangiare i peccati del popolo.

Disponi il tuo cuore per giovarti della lettura che si fa durante la mensa o, se non si legge, a meditare qualche pio pensiero, per non mangiare con tutto te stesso.. Mentre il corpo prende la sua refezione, anche l’anima abbia il suo nutrimento.

 

Durante il pasto

A tavola, componiti decentemente gli abiti, raccogliendoti la cappa sulle ginocchia. Fa con te stesso un patto stretto di non guardare mai i tuoi vicini di tavola, ma di vedere solamente ciò che viene somministrato a te.

Appena seduto non ti precipitare per servirti. Rimani tranquillo per un momento, almeno per il tempo di dire un Pater e un’ Ave per le anime più bisognose del Purgatorio.

Imponiti, come regola generale, di osservare una certa modestia ne’ tuoi movimenti e nel tuo atteggiamento.

Se ti sta davanti del pane fresco e del pane duro, del bianco e di qualità inferiore, scegli il più vicino, e preferisci ancora quello che lusingherà meno la tua sensualità.

Non chiedere mai nulla per te, ma permetti che lo domandino i vicini. Se non lo domandano, abbi pazienza.

Non appoggiare i gomiti sulla tavola, ma solo le mani. Non tenere le gambe divaricate, né l’una su l’altra.

Non ricevere doppia porzione né qualsiasi vivanda che non fosse servita agli altri, foss’anche mandata dal Priore, ma lasciala tra i resti oppure nel piatto.

Ricordati che è pratica gradita a Dio il lasciar sempre un po’ di minestra nella scodella per Cristo nella persona dei poveri. Fa altrettanto per il pane. Lasciagli i pezzi migliori e mangia gli altri. E non t’inquietare se la tua carità eccita qualche mormorazione, purché il tuo Prelato te lo permetta. In generale, di tutto ciò che mangi serbane un poco a Cristo povero, e sempre ciò che vi sarà di meglio.

Vi sono di quelli che danno a Cristo solo i rifiuti, come agli animali immondi. Se una sola portata ti basta per poter mangiare del pane a sufficienza, lascia l’altra per Cristo. Se Dio ti dà grazia, puoi praticare bellissimi atti di penitenza tanto graditi a Dio quanto ignorati dagli uomini. Se un alimento è insipido per difetto di sale o per altra causa, non aggiungervi né sale né condimento, in memoria di Gesù abbeverato di fiele e d’aceto. Resisti alla tua sensualità. Tutte quelle salse che non servono ad altro che solleticare la gola, lasciale senza fartene accorgere; così quei buoni bocconi che a volte ti si offrono alla fine della mensa, il formaggio, la frutta, il vino prelibato, i liquori, lasciali per amore di Dio. Nulla di tutto ciò è indispensabile alla salute, anzi ciò è spesso nocivo: quello che lusinga il gusto non sempre fa bene.

Se fai queste penitenze per amore del Signore Gesù, non dubito che ti prepari una deliziosa refezione di dolcezze spirituali, dolcezze ch’Egli ti farà trovare anche negli altri alimenti di cui ti sarai contentato per Lui.

Se vuoi renderti facile qualsiasi astinenza, andando a tavola, pensa che i tuoi peccati ti obbligano a digiunare in pane ed acqua, che il solo tuo cibo dev’essere il pane e che non prendi il resto se non per poter meglio mandar giù il pane. Questo pensiero ti renderà delizioso tutto ciò che aggiungerai al pane.

Vi sono molte pratiche simili ch’io non posso indicarti, ma che Gesù t’ispirerà, se Lo preghi con fervore e se riponi in Lui tutta la tua speranza. Chi potrebbe dire le innumerevoli industrie divine nella santificazione dell’anima tua?

Non essere di coloro che non finiscono mai di mangiare. All’opposto, appena potrai, cessa di mangiare per essere più attento alla lettura.

Dopo il pasto

Alzandoti da tavola ringrazia di tutto cuore Iddio che ti ha fatto parte de’ suoi doni e ti ha dato forza per trionfare della tua sensualità. Non risparmiare la tua voce: ma, con tutto il tuo potere, rendi grazie al distributore di tutti i beni. Mio caro fratello, pensa quanti poveri crederebbero di fare un pasto delizioso se avessero solo il pane che Dio ti ha dato colle altre vivande! Non dimenticare che è Cristo che ti ha dato tutto, anzi ch’Egli stesso t’ha servito a mensa. E vedi con quale ritenutezza, con quale rispetto, con quale gravità e con quale timore devi prendere un pasto che Dio ti serve in persona. Come saresti felice se arrivassi a vedere queste cose cogli occhi dell’anima tua! Vedresti Cristo e la moltitudine dei Santi percorrere il refettorio.

Per perseverare

Se vuoi perseverare a lungo in queste pratiche di sobrietà e d’astinenza, mantienti saldo nel timore, riconosci che tutto viene da Dio e domandagli la perseveranza.

Per non cadere, bada a non giudicare nessuno e a non sdegnarti né scandalizzarti se qualcuno oltrepassa la misura nel mangiare, ma eccita nel tuo cuore una compassione sincera, prega per loro, scusa li per quanto è possibile, ricordando che né tu né essi potete nulla se non per la forza di Cristo che distribuisce le sue grazie non secondo i nostri meriti, ma secondo il suo beneplacito.

Questi pensieri ti renderanno incrollabile.

Perché mai vi sono tanti che, dopo essersi lanciati coraggiosamente nella pratica dell’astinenza e delle altre virtù, si lasciano poi abbattere dalla stanchezza del corpo e dalla tiepidezza dell’anima? Unicamente a cagione del loro orgoglio e della loro presunzione. Presumendo troppo di se stessi, si sdegnano contro gli altri e li giudicano nel loro cuore: Dio sottrae loro la sua grazia ed essi cadono nella tiepidezza, oppure eccedono i giusti limiti della discrezione e contraggono qualche malattia. Allora oltrepassano la misura in senso contrario: troppo occupati dalla cura di ristabilirsi in salute, diventano molto più golosi di quelli ch’essi condannavano, com’io stesso ne vidi parecchi. Infatti accade comunemente che Dio lasci cadere colui che condanna suo fratello nella medesima colpa e qualche volta anche in una colpa più grave (9).

Servi dunque Iddio con timore (Ps. XXVII). E se provi orgoglio al pensiero dei benefizi dell’ Altissimo, armati contro te stesso di riprensioni e di sdegno, affinché il Signore non s’adiri contro di te e non t’allontani dalla via della giustizia (Ps. XI).

Tal è il modo, gradito a Dio, di combattere la gola. Pochi l’osservano: gli uni per eccesso, ed altri perché non tengono conto delle circostanze.

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