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S. Vincenzo Ferrer | Trattato della vita spirituale | p. II, c. IV. Condotta che si deve tenere nella mortificazione del sonno

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MEMLING, Hans Flemish painter (b. ca.1440, Seligenstadt, d. 1494, Bruges) Virgin and Child Enthroned with two Musical Angels 1465-67 Oil on oak panel, 75,4 x 52,3 cm
Nelson-Atkins Museum of Art, Kansas City

CAPITOLO IV.

Condotta che si deve tenere nella mortificazione del sonno

Poi applicati a una cosa che è molto difficile: regolare il sonno e le veglie secondo la discrezione.

La discrezione necessaria

Nota che due eccessi specialmente sono pericolosi per il corpo e conseguentemente per l’anima: un’astinenza esagerata e veglie disordinate. Qui, più che nell’esercizio delle altre virtù, si ha da temere l’eccesso. Perciò il demonio si vale di quest’astuzia: se vede uno pieno di fervore, gli suggerisce di lanciarsi in astinenze e veglie prolungate che lo ridurranno a un’estrema debolezza, lo renderanno malato e buono a nulla e, come ho detto, l’obbligheranno poi a mangiare e a dormire più degli altri. Memore delle malattie ch’esse gli procurarono, questi non oserà più riprendere né le sue veglie, né le sue astinenze. D’altra parte il diavolo gli suggerirà: «Non far penitenza: dimentichi forse che la penitenza ti fece ammalare?» Mentre non erano punto l’astinenza né le veglie che l’avevano fatto cadere malato, ma la sua indiscrezione nella pratica della penitenza. Un principiante senza esperienza non sa riconoscere i sofismi del diavolo che lo spinge agli eccessi da due parti. Infatti, sotto pretesto di portarlo al bene, gli dice: «Quanti peccati hai commesso! Come potrai espiarli?» Oppure, se non ha gravi colpe da rimproverarsi, gli dice: «Vedi tutto quello che hanno voluto soffrire i martiri e gli eremiti?»

Ubbidienza e umiltà

Perché questi pensieri hanno l’apparenza del bene, il semplicione crede ch’essi non possano venire se non da Dio. Dio permette ch’egli s’inganni soprattutto perché non ha abbastanza umiltà e diffidenza di se stesso per pregare Dio con fervore, affinché lo illumini e lo diriga in assenza d’una guida capace. Infatti chi vive sotto la santa obbedienza e s’attiene alle sue prescrizioni è al sicuro da queste illusioni, anche se per un caso straordinario il suo padre spirituale sbagliasse. A cagione della sua umiltà e della sua obbedienza Dio fa volgere ogni cosa a suo vantaggio, come sarebbe facile dimostrare con molti esempi (10).

Alcune pratiche

Ecco pertanto quello che potrai fare per il sonno e per le veglie. Nell’estate, dopo il pasto del mezzogiorno, quando la campana ha dato il segnale del silenzio, prendi un po’ di riposo. Quei momenti sono meno favorevoli agli esercizi di pietà. E codesto riposo ti permetterà di prolungare la tua veglia notturna.

Di regola generale, ogni volta che ti disponi a dormire, abbi cura di meditare qualche salmo, qualche pensiero spirituale in cui il sonno ti sorprenderà e che ti ritornerà all’immaginazione.

Alla sera, ordinariamente, veglia poco: quelli che vegliano alla sera mancano di attenzione e di divozione all’uffizio del Mattutino; sono sonnolenti, pesanti, senza fervore. Qualche volta perfino mancano all’uffizio (11).

Fissati dunque alcune brevi preghiere, letture o meditazioni da fare alla sera prima di addormentarti. Se la tua divozione vi ti porta, puoi occuparti dei patimenti che Gesù soffrì durante la sua Passione in quell’ora, e così in tutte le altre ore, secondo il metodo di S. Bernardo (12) o secondo che lo Spirito di Dio t’ispirerà; giacché non tutti hanno la medesima divozione, trovandosi uno più portato alla pietà per una cosa, un altro per un’altra. A taluni basta abitare con semplicità dentro i forami della pietra (Cant. II, 14). Ma, qualunque sia la tua superiorità d’ingegno, non trascurare nulla di ciò che può eccitarti alla divozione.

Nella notte, al primo segnale, scuoti ogni pigrizia e balza subito dal letto come se esso fosse in fiamme. Mettiti in ginocchio e fa salire dal tuo cuore una fervida preghiera, almeno un’Ave Maria o qualsiasi altra preghiera capace d’infiammare il tuo cuore.

E qui nota che ti sarà assai più facile alzarti senza mollezza, e anche con una certa alacrità, se ti corichi vestito e dormi sul duro. Un servo di Dio deve fuggire ogni mollezza nel letto, senza però oltrepassare i limiti della discrezione. Abbi un pagliericcio che ti riuscirà tanto più gradito quanto più sarà duro. Per proteggerti contro il freddo prendi una o due coperte secondo la stagione e i tuoi bisogni. Il tuo capezzale sia un sacco pieno di paglia. Non guanciali pieni di piume: sarebbe una mollezza, come certe altre consuetudini per nulla necessarie. Dormi interamente vestito come durante il giorno e contentarti di toglierti le scarpe e di slacciarti la cintola. Tuttavia, nei grandi calori estivi, puoi deporre la cappa e conservare solo lo scapolare: Se dormi così, ti alzerai senza difficoltà, ed anche con gioia e sveltezza.

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