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S. Vincenzo Ferrer | Trattato della vita spirituale | p. II, c. VI. Condotta che si deve tenere nella preghiera liturgica

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MEMLING, Hans (b. ca. 1440, Seligenstadt, d. 1494, Bruges) Virgin and Child with St Anthony the Abbot and a Donor 1472 Oil on wood, 93 x 55 cm
National Gallery of Canada, Ottawa

CAPITOLO VI.

Condotta che si deve tenere nella preghiera liturgica

Durante l’Uffizio della Vergine tienti alla porta della tua cella, in piedi, senz’appoggiarti, e recitalo con voce chiara, colla mente attenta, col cuore lieto Come se vedessi coi tuoi occhi la Vergine gloriosa.

Terminato quest’Uffizio, va in chiesa o in coro, là dove troverai maggiore è divozione. Ma, quando vai o vieni nel convento, fa molto attenzione a non rimanere colla mente vuota. Medita i salmi o qualche pensiero spirituale. Puoi anche, ma dell’Uffizio, recarti in coro e prepararti con una pia meditazione a una recita più attenta e più fervorosa.

In Coro

Dato l’ultimo segno del Mattutino e fatte le prostrazioni o inclinazioni, salmeggia in piedi, senz’appoggiarti, col cuore e col corpo virilmente disposti dinanzi al tuo Dio. Canta lietamente le sue lodi in compagnia degli Angeli certamente presenti e che bisogna riverire incessantemente durante l’Uffizio, perché contemplano in Cielo la faccia del Padre Onnipotente, che noi non vediamo ancora se non come in uno specchio in modo scuro.

Non risparmiare la tua voce, serbando però la necessaria discrezione. Non omettere un jota né dei salmi, né dei versetti, né delle lezioni, né del canto. Se non puoi fornire tanta voce quanto gli altri, canta lo stesso, a voce più bassa. Se è possibile, abbi un libro per cantare i salmi e gl’inni. Mentre hai la mente occupata dei salmi e delle altre preghiere, per attingervi consolazioni spirituali, abbi cura di non lasciar apparire di fuori, nel tuo atteggiamento o nella tua voce, nulla che tradisca leggerezza. Allora specialmente. devi restar grave e padrone di te stesso, perché la gioia spirituale degenera presto in una specie di leggerezza, se la discrezione non continua a governare i moti esterni.

Ci vorranno tutti i tuoi sforzi per salmeggiare colla mente e col cuore, perché non è una piccola impresa, specialmente per il principiante ancora malfermo in Dio, il preservarsi dalle distrazioni durante la salmodia.

Occupa sempre il tuo posto in Coro, ordinariamente il medesimo, salvochè per un caso straordinario non lo debba cedere a un nuovo venuto.

Modestia in Coro

Se in Coro prevedi qualche difetto, procura di prevenirlo o per te stesso o per altri. Sarebbe cosa gradita a Dio lo studiare alla vigilia le rubriche e il canto del giorno dopo e prepararti a impedire ogni sbaglio e ogni negligenza. Ma evita d’immischiarti nelle discussioni che possono sorgere in Coro circa la salmodia e il canto, anche se sapessi con certezza quello che bisogna fare. A volte si sollevano gran discussioni per minuzie. Sarebbe minor male sbagliare che il discutere tanto. Tuttavia, se con una parola è possibile correggere un errore, la devi dire, specialmente se sei uno dei correttori del Coro. Ma se ti senti agitato dall’impazienza, è meglio che ti applichi a reprimere la tua agitazione interna.

Se qualcuno fa degli sbagli nella lettura, nel canto o in altro modo, guardati dal mormorare o dal correggerlo. Questa correzione è una forma d’orgoglio. Qualsiasi sia lo sbaglio, non fare neppure un cenno; ciò sarebbe segno di un’anima gonfia d’orgoglio. Evita di guardare da una parte e dall’altra, e di sorvegliare il contegno de’ tuoi vicini. Gli occhi devono stare bassi, a terra o sollevati al cielo o chiusi o fissi sul libro.

Sia stando in piedi che seduto, non tenere le mani sotto il mento, ma sotto lo scapolare o sotto la cappa; né i piedi l’uno sull’altro, né le gambe divaricate. Mantienti in quella modestia ch’esige la presenza di Dio. Il diavolo si serve spesso di piccole miserie per distrarre dall’Uffizio certuni il cui atteggiamento palesa una gran tiepidezza.

Vi sono molte altre cose che non è possibile esporre in particolare; ma se hai l’umiltà e la carità perfetta, l’unzione dello Spirito Santo t’insegnerà tutto.

Spirito di discrezione

Avverti però, o lettore, che, circostanze diverse potendo far apprezzare diversamente le medesime azioni, tu non devi biasimare alcuno, se vedi fare altrimenti da quello ch’io dico, per esempio, se in Coro si corregge uno sbaglio, poiché a un vecchio è permesso di fare una correzione. Devi però ritenere che ordinariamente il servo di Dio non deve entrare in discussione. Tollerare con pazienza un errore è minor male che disputare; tanto più in Coro, dove tali discussioni produrrebbero scandalo e impedirebbero l’attenzione e la pace interiore.

Lo stesso intendo quando dico che, in Coro, bisogna sempre leggere o cantare, perché qualche volta può avvenire nell’anima uno slancio di fervore che il canto soffocherebbe; allora sarebbe meglio recitare l’Uffizio a bassa voce; almeno se vi sono abbastanza coristi da soddisfare al Coro.

E così di molte altre cose circa le quali Dio t’istruirà, purché tu aderisca a Lui con purezza e semplicità di cuore. Tuttavia non devi credere a ispirazioni speciali e fare altrimenti da quello che ho detto, se non quando una pratica prolungata delle virtù ti avrà dato lo spirito di discrezione.

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