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Sant’Agostino | Il Maestro interiore > ALCUNI TIPI DI SEGNI

madonna

MASTER of Flémalle (Robert Campin) (b. ca. 1375, Valenciennes, d. 1444, Tournai) Madonna with the Child by a Fireplace 1433-35 Oil on panel, 34 x 24 cm
The Hermitage, St. Petersburg

ALCUNI TIPI DI SEGNI

Agostino: — La risposta è veramente acuta. Considera dunque se siamo d’accordo che è possibile mostrare senza segni sia le azioni che non facciamo nel momento in cui siamo interrogati ma che possiamo compiere subito dopo, sia i segni stessi che noi facciamo. Quando parliamo infatti facciamo dei segni; da qui appunto il termine significare.

Adeodato: — Siamo d’accordo.

Agostino: — Quando dunque la domanda riguarda determinati segni, è possibile mostrare i segni con i segni; quando invece riguarda cose che segni non sono, è possibile mostrarle sia compiendole dopo la domanda, se possono essere compiute, sia dando segni capaci di far volgere la mente su di esse.

Adeodato: — Sì.

Agostino: — In questa tripartizione consideriamo in primo luogo, se credi, il caso in cui i segni sono mostrati dai segni. Ma soltanto le parole sono segni?

Adeodato: — No.

Agostino: — Mi pare dunque che, nel parlare, con le parole designiamo o le parole stesse o altri segni, come quando diciamo “gesto” o “lettera dell’alfabeto” (perché le cose significate da queste due parole non sono altro che segni) oppure designiamo qualche altra cosa che segno non è, come quando diciamo “pietra” (questa parola è un segno; infatti significa qualche cosa, ma non è certamente segno ciò che essa significa). Comunque questo genere di segni, cioè quello in cui le parole significano oggetti che segni non sono, non rientra in quella parte che ci siamo proposti di trattare. Abbiamo infatti cominciato a considerare il caso in cui i segni sono mostrati dai segni e vi abbiamo individuato due parti, poiché mediante i segni insegniamo o facciamo ricordare o i medesimi segni o altri. Non ti pare che sia così?

Adeodato: — E’ evidente.

Agostino: — Dimmi dunque, a quale senso appartengono i segni che sono parole?

Adeodato: — All’udito.

Agostino: — E i gesti?

Adeodato: — Alla vista.

Agostino: — E che ne è delle parole scritte? Non sono parole? O dobbiamo considerarle più esattamente come segni di parole, di modo che la parola sia ciò che è proferito con un significato mediante la voce articolata? Ora la voce può essere percepita soltanto dall’udito; ne segue che, quando si scrive una parola, si fornisce agli occhi un segno mediante il quale ciò che concerne l’udito perviene alla mente.

Adeodato: — Sono pienamente d’accordo.

Agostino: — Penso che tu sia d’accordo anche che, quando diciamo nome, significhiamo qualche cosa.

Adeodato: — E’ vero.

Agostino: — E che cosa?

Adeodato: — Precisamente ciò con cui ogni cosa si denomina; per esempio, Romolo, Roma, virtù, fiume e molte altre cose.

Agostino: — E questi quattro nomi non significano nessuna cosa?

Adeodato: — Ma sì, parecchie cose.

Agostino: — Non c’è nessuna differenza fra questi nomi e le cose che essi significano?

Adeodato: — Senza dubbio, una differenza molto grande.

Agostino: — Vorrei udire da te quale sia.

Adeodato: — Questa, prima di tutto, che i nomi sono segni e le cose non lo sono.

Agostino: — Approvi che chiamiamo significabili gli oggetti che si possono significare con segni, ma che segni non sono, come chiamiamo visibili gli oggetti che si possono vedere? Così ne possiamo trattare con più comodità in seguito.

Adeodato: — Approvo certamente.

Agostino: — E che, i quattro segni che hai pronunciato poco fa non sono significati con nessun altro segno?

Adeodato: — Dunque mi sarei dimenticato, e mi meraviglio che tu lo pensi, di ciò che abbiamo trovato, e cioè che le parole scritte sono i segni dei segni che sono proferiti con la voce.

Agostino: — Dimmi in che cosa essi differiscono.

Adeodato: — Gli uni sono visibili, gli altri udibili. Perché non dovresti ammettere anche questo termine, se abbiamo ammesso significabili?

Agostino: — Certo che lo ammetto e mi piace. Ma ti chiedo di nuovo se questi quattro segni non possano essere significati con nessun altro segno udibile, come ti sei ricordato a proposito di quelli visibili.

Adeodato: — Ricordo che anche questo è stato detto poco fa. Avevo risposto appunto che il nome significa qualche cosa e avevo portato come esempio di tale modo di significare le quattro parole suddette. So anche che tanto il nome quanto i quattro segni sono udibili, se è vero che si proferiscono con la voce.

Agostino: — Che differenza c’è allora fra il segno udibile e le cose significate udibili, che sono anch’esse dei segni?

Adeodato: — Fra ciò che chiamiamo nome e le quattro parole che abbiamo portato come esempio del suo modo di significare vedo questa differenza, che l’uno è segno udibile di segni udibili mentre le altre sono anch’esse segni udibili ma non di segni bensì di cose, alcune delle quali visibili, come Romolo, Roma, fiume, e altre intelligibili, come virtù.

Agostino: — Accetto questa risposta e l’approvo. Ma sai che si chiama parola tutto ciò che è proferito con un significato mediante la voce articolata?

Adeodato: — Lo so.

Agostino: — Dunque anche nome è una parola, poiché vediamo che è proferito con un significato mediante la voce articolata. Quando diciamo di un uomo eloquente che si serve di parole appropriate, sicuramente vogliamo dire che si serve anche di nomi. Nella commedia di Terenzio, quando lo schiavo replica al vecchio padrone: “Per favore, buone parole”, questi aveva già pronunciato anche molti nomi.

Adeodato: — Sono d’accordo.

Agostino: — Dunque ammetti che con le tre sillabe che pronunciamo quando diciamo parola viene significato anche il nome, e che perciò la parola è segno del nome?

Adeodato: — Lo ammetto.

Agostino: — Vorrei che mi rispondessi anche su questa questione. Poiché la parola è segno del nome, il nome è segno di “fiume” e “fiume” è segno di una cosa che può essere vista, di modo che tu hai potuto dire la differenza che c’è fra questa cosa e fiume, cioè il suo segno, e fra questo segno e il nome che è il segno di questo segno. Ora quale differenza c’è, a tuo avviso, fra il segno del nome che, come abbiamo accertato, è una parola, e il nome stesso di cui essa è il segno?

Adeodato: — Vedo questa differenza: ciò che è significato dal nome è significato anche dalla parola, poiché, come nome è una parola, così anche fiume è una parola; ma non tutto ciò che è significato dalla parola è significato anche dal nome. Infatti quel si che è all’inizio del verso da te proposto e questo ex, del quale ci siamo occupati per molto tempo per pervenire dove siamo sotto la guida della ragione, sono certamente parole, ma non sono nomi. E si trovano molti altri casi simili. Pertanto, poiché tutti i nomi sono parole, ma non tutte le parole sono nomi, è chiaro, secondo me, quale differenza ci sia fra la parola e il nome, cioè fra il segno del segno che non significa alcun altro segno e il segno del segno che significa altri segni.

Agostino: — Ammetti che ogni cavallo è un animale, senza che ciò comporti che ogni animale è un cavallo?

Adeodato: — Chi ne dubiterebbe?

Agostino: — Fra nome e parola dunque vi è la stessa differenza che c’è fra cavallo e animale. Su ciò puoi essere d’accordo, a meno che non te lo impedisca il fatto che usiamo verbum anche in un altro senso, appunto per significare le parole che si coniugano secondo i tempi, come “scrive”, “scrissi”, “leggo”, “lessi”, parole che chiaramente non sono nomi.

Adeodato: — Hai messo in luce proprio ciò che mi faceva dubitare.

Agostino: — Ma il fatto non ti turbi. In effetti noi chiamiamo segno in senso generale tutto ciò che significa qualche cosa. Tra i segni si trovano anche le parole. In modo analogo chiamiamo segni le insegne militari; queste però sono tali in un senso particolare, che non si addice alle parole. Tuttavia, se ti dicessi che, come ogni cavallo è un animale senza che ogni animale sia un cavallo, così ogni parola è un segno senza che ogni segno sia una parola, tu, come suppongo, non ne dubiteresti.

Adeodato: — Ora comprendo e sono pienamente d’accordo che fra parola in senso generale e nome c’è la stessa differenza che c’è fra animale e cavallo.

Agostino: — Sai anche che, quando diciamo animale, altro è questo nome di quattro sillabe proferito dalla voce e altro è ciò che esso significa?

Adeodato: — L’ho già ammesso in precedenza per tutti i segni e i significabili.

Agostino: — Non ti pare che tutti i segni significhino altro da quello che sono, come è il caso del quadrisillabo animale, che non significa affatto ciò che è di per sé?

Adeodato: — No, di certo, perché la parola segno, quando la diciamo, significa non solo tutti gli altri segni, quali che essi siano, ma anche se stessa; infatti è una parola e tutte le parole sono segni.

Agostino: — E nel trisillabo parola, quando lo proferiamo, non avviene qualche cosa di simile? Se infatti il suddetto trisillabo significa tutto ciò che si proferisce con un significato mediante la voce articolata, anch’esso rientra in questa categoria.

Adeodato: — Sì.

Agostino: — Bene, e la cosa non sta allo stesso modo anche per il nome? Significa i nomi di tutti i generi e nome in latino è un nome di genere neutro. E se ti chiedessi a quale parte del discorso “nome” appartenga, mi potresti rispondere correttamente se mi dicessi una cosa diversa da nome?

Adeodato: — Dici il vero.

Agostino: — Ci sono dunque segni che, tra gli oggetti che significano, significano anche se stessi?

Adeodato: — Sì.

Agostino: — E non ti pare che il segno quadrisillabo “congiunzione” sia di questo tipo?

Adeodato: — No assolutamente, perché i termini che significa non sono nomi, mentre esso è un nome.

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