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Sant’Agostino | Il Maestro interiore > IL SIGNIFICATO DELLE PAROLE

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MASTER of Flémalle (Robert Campin) (b. ca. 1375, Valenciennes, d. 1444, Tournai) Madonna by a Grassy Bank c. 1425 Oak, 39 x 27 cm

IL SIGNIFICATO DELLE PAROLE

Agostino: — E’ inteso dunque tra noi che le parole sono segni?

Adeodato: — E’ inteso.

Agostino: — Ma un segno può essere tale anche se non significa alcunché?

Adeodato: — No, non può.

Agostino: — Quante parole ci sono in questo verso: Si nihil ex tanta superis placet urbe relinqui?

Adeodato: — Otto.

Agostino: — Perciò ci sono otto segni?

Adeodato: — Sì.

Agostino: — Credo che tu comprenda questo verso.

Adeodato: — Abbastanza, penso.

Agostino: — Dimmi cosa significa ciascuna parola.

Adeodato: — In verità comprendo cosa significa si (se), ma non riesco a trovare nessun’altra parola che possa chiarirne il significato.

Agostino: — Qualunque sia la cosa significata da questa parola, riesci almeno a trovare dove si trova?

Adeodato: — Mi pare che si (se) significhi dubbio, e il dubbio dove si trova se non nell’anima?

Agostino: — Per il momento lo ammetto; passa alle altre parole.

Adeodato:— Nihil (niente) che altro significa se non ciò che non è?

Agostino: — Forse dici il vero; ma mi trattiene dal dare l’assenso ciò che hai ammesso in precedenza e cioè che non si dà segno che non significhi qualche cosa. Ora, ciò che non è in nessun modo può essere qualche cosa; perciò la seconda parola del verso citato non è un segno perché non significa alcunché. Erroneamente dunque si è convenuto tra noi che tutte le parole siano segni o che ogni segno significhi qualche cosa.

Adeodato: — Invero mi incalzi troppo; ma, quando non si ha nulla da significare, è proprio da sciocchi proferire qualche parola. Ora presumo che tu, nel parlare con me, non emetti alcun suono inutilmente, ma con tutti i suoni che escono dalla tua bocca mi dai un segno perché io comprenda qualche cosa. Di conseguenza non è opportuno che tu pronunci queste due sillabe quando parli, se con esse non intendi significare nulla. Ma se capisci che sono strumento indispensabile per l’enunciazione e che, nel risuonare alle nostre orecchie, esse ci insegnano qualche cosa o ci danno un avvertimento, allora certamente capisci anche ciò che vorrei dire, ma che non sono in grado di spiegare.

Agostino: — Che facciamo dunque? Con questa parola, più che la cosa stessa che non esiste, forse vogliamo significare quel particolare stato in cui l’anima non vede la cosa e tuttavia trova o pensa di aver trovato che non esiste?

Adeodato: — Forse è proprio ciò che mi sforzavo di spiegare.

Agostino: — Comunque la questione stia, andiamo avanti perché non ci capiti una cosa del tutto assurda.

Adeodato: — E quale?

Agostino: — Che subiamo qualche ritardo, nonostante “niente” ci trattenga.

Adeodato: — La cosa in verità sarebbe ridicola; tuttavia, pur non sapendo come, capisco che può accadere, anzi che è già accaduta.

Agostino: — A suo tempo, se Dio lo permetterà, comprenderemo meglio questa sorta di paradosso. Ora riportati a quel verso e cerca di spiegare, come puoi, il significato delle altre parole.

Adeodato: — La terza è la preposizione ex, in sostituzione della quale, penso, possiamo dire de.

Agostino: — Ma io non ti chiedo di dire, in sostituzione di una parola molto nota, un’altra egualmente molto nota e che ha lo stesso significato, se pure ha lo stesso significato; ma per ora ammettiamo che sia così. Naturalmente se il poeta, invece di ex tanta urbe, avesse detto de tanta e io ti chiedessi cosa significhi de, tu mi diresti ex perché sono due parole, cioè due segni che, secondo la tua opinione, significano una sola cosa. Ma io cerco proprio quel non so che di unico che è significato da questi due segni.

Adeodato: — Mi pare che significhi la separazione, dal luogo dove si trovava, di una cosa di cui si dice che proviene da là, sia che quel luogo non esista più, come avviene nel verso citato (infatti, benché la città non esistesse più, tuttavia da essa potevano provenire alcuni Troiani), sia che esso esista ancora, come diciamo, per esempio, che in Africa ci sono negozianti venuti dalla città di Roma.

Agostino: — Ti concedo che sia così e non enumero tutti i casi che forse sfuggono a questa tua regola. Ti è facile però renderti conto che hai spiegato parole con parole, cioè segni con segni, segni notissimi con segni ugualmente notissimi. Ora io vorrei che tu mi mostrassi, se ti è possibile, le cose stesse di cui queste parole sono i segni.

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