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Secondo Racconto. Signore… Gesù… Cristo… (III)

Padre-Ermes-Ronchi-e-Papa-Francesco
Il ritiro spirituale si protrarrà fino alla mattina di venerdì 23, poi, il rientro in Vaticano (Ap)

Ho conosciuto un caso analogo al vostro; nel mio villaggio, alla fabbrica, c’era un bravissimo operaio che sapeva molto bene il suo mestiere; ma per sua disgrazia gli piaceva bere, e spesso. Un uomo devoto gli consigliò, ogni qualvolta avesse voglia di acquavite, di recitare trentatré preghiere di Gesù in onore della santissima Trinità e degli anni di vita terrena di Gesù. Egli eseguì il consiglio e smise di bere. E non è tutto; dopo tre anni, entrò in un monastero.

E che cosa vale di più, la preghiera di Gesù o il Vangelo? Chiese il capitano.

È una cosa sola, risposi. Il Vangelo è come la preghiera di Gesù, perché il nome divino di Gesù Cristo racchiude in sé tutte le verità evangeliche. I Padri dicono che la preghiera di Gesù è la sintesi di tutto il Vangelo.

Poi recitammo le preghiere; il capitano cominciò a leggere dall’inizio il Vangelo secondo Marco e io lo ascoltai pregando entro il mio cuore. Il capitano terminò la lettura alle due del mattino e ci andammo a coricare. Secondo la mia abitudine, mi alzai presto il mattino; dormivano tutti; l’alba spuntava allora e io mi immersi nella lettura della mia diletta Filocalia. Con quale gioia l’apersi! Mi pareva di aver ritrovato un padre dopo una lunga assenza o un amico risuscitato da morte. Baciai il libro e ringrazia Dio di avermelo restituito; quindi cominciai a leggere Teolepto di Filadelfia nella seconda parte della Filocalia. Fui meravigliato di vedere che egli propone di dedicarsi contemporaneamente a tre ordini di attività: seduto a tavola – egli dice – da’ nutrimento al tuo corpo, al tuo spirito la lettura e al tuo cuore la preghiera. Ma il ricordo della benefica seta trascorsa mi spiegò praticamente questo pensiero. Fu allora che compresi il mistero della differenza tra il cuore e lo spirito. Quando il capitano si svegliò, andai a ringraziarlo della sua bontà e a dirgli addio. Mi versò il tè, mi diede un rublo d’argento e ci separammo.

Ad accogliere il Papa ad Ariccia il segretario di Stato Vaticano Pietro Parolin (Reuters)

Io ripresi la mia via di buonumore. Dopo la prima versta, mi ricordai che avevo promesso ai soldati un rublo e ora possedevo proprio un rublo. Dovevo darglielo o no? Da un lato – mi dicevo – essi ti hanno bastonato e derubato, e non possono farti niente perché sono in arresto. Ma d’altro canto ricordati quel che scrive la Bibbia: Se il tuo nemico ha fame dagli da mangiare (Rm 12,20), e Cristo stesso ha detto: Amate i vostri nemici (Mt 5,44) e anche: Se qualcuno vuole portarti via la tua veste, dagli anche il mantello (Mt 5,40).

Così persuaso, tornai sui miei passi e giunsi alla stazione di tappa proprio mentre il convoglio si stava rimettendo in marcia; corsi verso i due malfattori e feci scivolare in mano a uno di loro il mio rublo, dicendo:

Pregate e fate penitenza; Gesù Cristo è l’amico degli uomini. Non vi abbandonerà!

Con queste parole mi allontanai e ripresi la mia strada nell’opposta direzione. Dopo aver percorso una cinquantina di verste sulla strada principale, mi addentrai per i viottoli di campagna più solitari e più adatti alla lettura. Girovagai a lungo per i boschi; ogni tanto incontravo un piccolo villaggio. Spesso mi fermavo tutta la giornata nella foresta a leggere la Filocalia; vi attingevo insegnamenti stupendi e profondi. Il mio cuore era infiammato dal desiderio di unirsi a Dio con la preghiera interiore, che mi sforzavo di studiare e verificare nella Filocalia; nello stesso tempo ero afflitto di non aver trovato un ricovero dove potermi dedicare alla lettura in pace e senza interruzioni. In quel tempo leggevo anche la mia Bibbia e sentivo che cominciavo a comprenderla meglio; non vi trovavo più tanti passi oscuri.

Dopo il consueto Angelus, Papa Francesco, nel pomeriggio di domenica 18 febbraio 2018 ha lasciato Città del Vaticano per dirigersi, a bordo di un pullman, ad Ariccia (in provincia di Roma) per la settimana di ritiro spirituale. Bergoglio è arrivato alla Casa Divin Maestro intorno alle 16.45 e in serata ha cominciato, con i responsabili della Curia Romana, gli esercizi spirituali. Tema del ritiro: l’Elogio della sete (Afp)

I Padri hanno ragione di dire che la Filocalia è la chiave che scopre i misteri sepolti nella Scrittura. Sotto la sua guida cominciai a comprendere il senso segreto della parola di Dio: scoprii che cosa significa l’uomo interiore nel profondo del suo cuore (1Pt 3,4), la preghiera vera, l’adorazione in spirito (Gv 4,23), il regno all’interno di noi (Lc 17,21), l’intercessione dello Spirito Santo (Rm 8,26); comprendevo il significato di queste parole: Voi siete in me (Gv 15,4), dammi il tuo cuore (Pr 23,26) essere rivestito di Cristo (Rm 13,14 e Gal 3,27), le nozze dello Spirito nei nostri cuori (Ap 22,17), l’invocazione Abba Pater (Rm 8,15-16) e molte altre.

Quando nello stesso tempo io pregavo nel profondo del cuore, tutto quello che mi circondava mi appariva sotto un aspetto meraviglioso: alberi, erbe, uccelli, terra, aria, luce, tutto mi sembrava dirmi che essi esistono per l’uomo, che attestano l’amore di Dio per l’uomo; tutto pregava, tutto cantava gloria al Signore. Capivo così quel che la Filocalia chiama “la conoscenza del linguaggio della creazione” e vedevo com’è possibile conversare con le creature di Dio.

Feci così una lunghissima marcia. Alla fine giunsi in una zona così desolata che per tre giorni non riuscii a incontrare un villaggio. Avevo finito il pane e mi chiedevo con inquietudine come non morire di fame. Ma appena cominciai a pregare nel mio cuore, ogni preoccupazione sparì e mi affidai alla volontà di Dio; divenni così lieto e tranquillo. Avevo percorso un breve tratto della via che attraversava un’immensa foresta, quando scorsi davanti a me un cane da guardia che sbucava da una macchia; lo chiamai e quello venne, tutto festoso, a farsi carezzare. Mi rallegrai e dissi tra me: è proprio un segno della bontà di Dio! Vi è certo un gregge in questa foresta, ed è il cane del pastore, o forse un cacciatore sta inseguendo per questa via la sua preda; in ogni modo, potrei chiedere un po’ di pane, perché sono già due giorni che non mangio, o informarmi se non sia un villaggio poco lontano.

Il cane, dopo aver gironzolato intorno a me, vedendo che non c’era nulla da mangiare, scappò nel folto per lo stesso viottolo dal quale era sbucato sulla via. Lo seguii; dopo un duecento metri, scorsi tra gli alberi il cane che da una tana sporgeva solo il muso e abbaiava. Vidi avvicinarsi tra gli alberi un contadino magro e pallido, di mezza età. Mi chiese come fossi arrivato fin là. Io a mia volta gli domandai che cosa facesse lui in un luogo così desolato; e scambiammo così qualche frase amichevole. Il contadino mi pregò di entrare nella sua capanna e mi spiegò che era guardiaboschi e sorvegliava la foresta che doveva essere tutta tagliata. Mi offrì pane e sale, e la conversazione si fece serrata.

Io invidio la vita solitaria che conduci – gli dissi –, non è come la mia, sempre errante e a contatto con tutti.

Se vuoi – mi disse – puoi vivere benissimo qui; c’è poco lontano una vecchia capanna che era servita alla guardia forestale di prima. È un po’ malconcia, ma per l’estate uno può arrangiarsi alla meglio. Hai un passaporto. C’è pane abbastanza per due; me ne portano ogni settimana dal nostro villaggio, e il ruscello qui accanto non manca mai d’acqua. Quanto a me, fratello, sono dieci anni che non mangio altro che pane e non bevo altro che acqua. Solo in autunno, quando i lavori dei campi saranno finiti, verranno qui duecento uomini per il taglio della foresta; io non avrò più nulla da fare qui, e non sarà nemmeno a te di rimanere.

Le meditazioni saranno svolte da padre José Tolentino de Mendonca, vice rettore dell’Università Cattolica di Lisbona e consultore del Pontificio consiglio della Cultura (Afp)

A queste parole mi invase una gioia così grande che per poco non mi gettai ai suoi piedi. Non sapevo come ringraziare Dio della sua bontà verso di me. Tutto quello che desideravo e per cui mi affannavo l’avevo improvvisamente raggiunto. Prima della metà dell’autunno c’erano ancora due mesi, e durante quel periodo potevo approfittare del silenzio e della pace per studiare con l’aiuto della Filocalia la preghiera perpetua nell’intimo del cuore. Così decisi di accomodarmi alla meglio nella capanna. Continuammo a parlare, e quell’uomo semplice mi raccontò la sua vita e le sue idee.

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