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Secondo Racconto. Signore… Gesù… Cristo… (V)

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Cercai per prima cosa di scoprire il luogo del cuore, secondo l’insegnamento di san Simeone il Nuovo Teologo. Chiusi gli occhi e diressi il mio sguardo verso il cuore, cercando di rappresentarmelo com’è, nella parte sinistra del petto, e ascoltando attentamente il suo battito. Ripetei questo esercizio prima per mezz’ora, molte volte al giorno; all’inizio non vedevo che tenebre; presto però il mio cuore apparve e sentii il suo movimento profondo; poi arrivai a introdurre nel mio cuore la preghiera di Gesù e a farvela uscire, seguendo il ritmo del respiro, secondo l’insegnamento di san Gregorio il Sinaita, di Callisto e di Ignazio; perciò, guardando con lo spirito nel mio cuore, inspirai l’aria e la tenni nel petto, dicendo: Signore Gesù Cristo, e la espirai dicendo: abbiate pietà di me. Mi esercitai per un’ora o due, nei primi tempi, poi mi applicai con sempre maggiore frequenza a questa occupazione, e infine passai così quasi tutta la giornata. Quando mi sentivo pesante, stanco o inquieto, leggevo subito nella Filocalia i passi che trattano dell’attività del cuore, e il desiderio e lo zelo per la preghiera rinascevano in me. In capo a tre settimane, avvertii un dolore al cuore, e poi un tepore gradevole e un sentimento di consolazione e di pace. Questo mi infuse maggior forza per esercitarmi nella preghiera a cui i miei pensieri si riferivano, e cominciai a provare una gioia immensa. Da quel momento provai di volta in volta diverse sensazioni nuove nel cuore e nello spirito. Talvolta c’era nel mio cuore come un fervore e una leggerezza, una libertà, una gioia così grandi che ne ero trasformato e mi sentivo in estasi. A volte, sentivo un amore ardente per Gesù Cristo e per tutta la creazione divina. Talvolta le mie lacrime fluivano da sole per riconoscenza al Signore che aveva avuto pietà di me, peccatore indurito. Talvolta il mio spirito angusto si illuminava in modo tale che io comprendevo chiaramente quello che un tempo non avrei potuto nemmeno concepire. Talvolta il dolce calore del mio cuore si diffondeva in tutto il mio essere e sentivo con emozione la presenza infinita del Signore. Provavo certe volte una gioia potente e profonda nell’invocare il nome di Gesù Cristo e comprendevo quel che significa la sua parola: Il Regno di Dio è dentro di voi (Lc 17,21).

In mezzo a tali benefiche consolazioni, notai che gli effetti della preghiera del cuore si manifestano sotto tre forme: nello spirito, per esempio, la dolcezza dell’amore di Dio; nei sensi il gradevole calore del cuore, la pienezza di dolcezza nelle membra, il fervore della gioia nel cuore, la leggerezza, il vigore di vita, l’insensibilità alle malattie o alle pene; nell’intelligenza l’illuminazione della ragione, la comprensione della sacra Scrittura, la conoscenza del linguaggio della creazione, il distacco dalle vane cure, la coscienza della dolcezza della vita interiore, la certezza della vicinanza di Dio e del suo amore per noi.

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Dopo cinque mesi solitari in queste occupazioni e in questa beatitudine, mi abituai così bene alla preghiera del cuore che la praticavo senza posa e alla fine si compiva da sola senza alcuna attività da parte mia; nasceva nel mio spirito e nel mio cuore non solo allo stato di veglia, ma anche durante il sonno e non si interrompeva più un solo minuto. La mia anima ringraziava il Signore e il mio cuore esultava di una gioia incessante.

Venne il tempo del taglio, i taglialegna si riunirono e dovetti lasciare la mia silenziosa dimora. Ringraziato il guardaboschi e recitata una preghiera, baciai quell’angolo di terra in cui il Signore aveva voluto manifestarmi la sua bontà e partii. Camminai e camminai, percorsi molti paesi prima di entrare in Irkutsk. La preghiera spontanea del cuore fu la mia consolazione durante tutto il cammino, e non cessò mai di confortarmi, anche se a gradi diversi; mai e in nessun luogo mi ha dato noia, nulla ha potuto menomarla. Se io lavoro, la preghiera agisce da sola nel mio cuore e il lavoro va avanti più svelto; se ascolto o leggo qualcosa con attenzione, la preghiera non si interrompe, e io sento l’una e l’altra insieme, come se fossi sdoppiato o se nel mio corpo si trovassero due anime. Mio Dio, com’è misterioso l’uomo!… Le tue opere sono grandi, Signore; tu hai fatto tutto con saggezza (Sal 104,24). Ho avuto nel mio cammino molte straordinarie avventure. Se dovessi raccontarle tutte, non basterebbero delle giornate. Ecco, per esempio: una sera d’inverno passavo solo per una foresta, e volevo andare a dormire a due verste di là, in un villaggio di cui si scorgevano già le prime luci. A un tratto mi si avventò contro un grosso lupo. Tenevo in mano il rosario del mio starets – lo portavo sempre con me –. Respinsi il lupo con il rosario. E – lo credereste? – il rosario mi scappò di mano e si attorcigliò intorno al collo della belva. Il lupo balzò indietro e, saltando attraverso i pruni, le zampe posteriori si impigliarono tra le spine, mentre il rosario si impigliava nel ramo secco di un albero. Il lupo si dibatteva con tutte le sue forze, ma non riusciva a liberarsi perché il rosario gli serrava la gola. Mi feci con fede il segno di croce e avanzai per liberare il lupo; soprattutto temevo che mi strappasse il rosario e portasse via con sé quell’oggetto tanto prezioso. Mi ero appena avvicinato e avevo messo la mano sul rosario che il lupo lo strappò davvero e fuggì via senza troppi complimenti. Così, ringraziando il Signore e ripensando al mio santo starets, arrivai senza fatica al villaggio; mi diressi all’albergo e chiesi da dormire. Entrai in casa. Due viaggiatori erano seduti a una tavola d’angolo, uno già avanti negli anni, l’altro d’età matura e robusto. Bevevano del tè. Chiesi chi fossero al contadino che custodiva i loro cavalli. Mi spiegò che il vecchio era istitutore e l’altro cancelliere del giudice di pace: tutti e due di origine nobile:

Li conduco alla fiera a venti verste da qui.

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Dopo essermi riposato qualche istante, chiesi alla padrona un ago e un po’ di filo. Mi avvicinai alla candela e cominciai a cucire il mio rosario. Il cancelliere mi lanciò un’occhiata e disse:

Ne hai fatte di riverenze, per strappare in quel modo il tuo rosario!

Non l’ho rotto io, signore, fu un lupo…

Guarda, anche i lupi ora si mettono a pregare… rispose con una risata il cancelliere.

Raccontai allora l’avventura nei suoi particolari e spiegai come quel rosario fosse prezioso per me. Il cancelliere ricominciò a ridere e disse:

Per voi creduloni, son tutti miracoli! Cosa c’è di misterioso nella tua storia? Tu hai gettato semplicemente qualcosa al lupo, questi ha avuto paura ed è scappato. Cani e lupi hanno sempre paura dei gesti, e non è difficile impigliarsi le zampe tra i pruni; non bisogna mica credere che ogni cosa che capita nella vita sia un miracolo!

L’istitutore allora cominciò a discutere con lui:

Non parlate così, signore! Voi non siete profondo in queste questioni… Dal canto mio, io vedo nella storia di questo contadino un duplice mistero, sensibile e spirituale…

Come come? – chiese il cancelliere.

Ecco: senza avere un’istruzione superiore, voi avrete certamente studiato la storia sacra in domande e risposte, nell’edizione per le scuole. Vi ricordate che quando il primo uomo, Adamo, era nello stato d’innocenza, tutti gli animali erano sottomessi a lui. Si avvicinavano a lui con timore ed egli dava loro il nome. Lo starets, al quale è appartenuto questo rosario, era un santo: e che cos’è la santità? Null’altro che la risurrezione nell’uomo peccatore dello stato d’innocenza del primo uomo. Ecco il mistero della natura spirituale! Questa forza è avvertita naturalmente da tutti gli animali e specie attraverso l’odorato; il naso è l’organo essenziale dei sensi nell’animale. Ecco il mistero di natura sensibile…

Per voi sapienti non ci sono che forze e storie simili; ma noi, noi vediamo le cose in modo più semplice: versarsi un bicchiere e tracannarlo, ecco che cosa dà forza, disse il cancelliere dirigendosi verso l’armadio.

A voi spetta quello, affare vostro – rispose l’istitutore; ma in questo caso lasciate a noi le nozioni un po’ dotte.

Le parole dell’istitutore mi erano piaciute; mi avvicinai a lui e gli dissi:

Permettetemi di raccontarvi ancora qualche cosa e proposito del mio starets.

Gli spiegai come mi fosse apparso in sogno e dopo avermi istruito, avesse fatto un segno sulla Filocalia. L’istitutore ascoltò il mio racconto con attenzione. Il cancelliere invece, steso su una panca, brontolava:

È vero che si diventa matti a tenere sempre il naso incollato sulla Bibbia. Basta veder questo bel tipo! Qual è il lupo mannaro che si diverte a sporcarti i libri durante la notte? Avrai fatto cadere il tuo scartafaccio per terra rigirandoti nel sonno ed è finito nella cenere… E questo è un miracolo?! Questi bricconi! Li conosco, caro mio, quelli della tua risma!

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Dopo aver brontolato in questo modo, il cancelliere si rigirò verso il muro e si addormentò. A queste parole mi chinai verso l’istitutore e gli dissi:

Se volete, vi farò vedere il libro che porta veramente il segno, e non tracce di cenere.

Estrassi la Filocalia dal sacco e gliela mostrai dicendo: mi meraviglio che sia possibile a un’anima incorporea prendere un carbone e scrivere…

L’istitutore guardò il segno sul libro e disse:

Questo è il mistero degli spiriti. Te lo spiegherò. Quando gli spiriti appaiono a un uomo sotto forma corporea, compongono il loro corpo visibile di luce e di aria, utilizzando per questo gli elementi dai quali era stato tratto il loro corpo mortale. E come l’aria è dotata di elasticità, l’anima che ne è rivestita può agire, scrivere o afferrare degli oggetti. Ma che libro hai dunque? Fammi vedere.

Lo aprì e capitò sul discorso e il trattato di Simeone il Nuovo Teologo.

Ah! È certamente un libro di teologia. Non lo conosco…

Questo libro, piccolo padre, contiene quasi unicamente l’insegnamento della preghiera interiore del cuore al nome di Gesù Cristo; è esposto qui in modo particolareggiato da venticinque Padri.

Ah! La preghiera interiore… So che cosa è – disse l’istitutore.

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Mi piegai ancor più verso di lui e lo pregai di dirmi qualche parola sulla preghiera interiore.

Ebbene, nel Nuovo Testamento si dice che l’uomo e tutta la creazione sono soggetti non per volontà propria alla vanità e che tutto sospira e tende verso la libertà dei figli di Dio (Rm 8,19-20); questo misterioso movimento della creazione, questo desiderio innato nelle anime è la preghiera interiore. Non la si può imparare, perché essa è in tutti e in tutto!

Ma come acquistarla, scoprirla e sentirla nel nostro cuore? Come prenderne coscienza e accoglierla volontariamente, giungere a che essa agisca attivamente, riscaldando, illuminando e salvando l’anima? – chiesi.

Non so se i trattati di teologia ne parlano – rispose l’istitutore.

Ma qui tutto questo sta scritto – esclamai.

L’istitutore prese una matita, annotò il titolo della Filocalia e disse:

Voglio farmi venire questo libro a Tobolsk e lo leggerò.

Ci salutammo, e ognuno andò per i fatti suoi. Andandomene ringraziai Dio per la conversazione con l’istitutore e pregai il Signore che permettesse al cancelliere di leggere di leggere un giorno la Filocalia e di comprenderne il senso per il bene dell’anima sua.

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