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Secondo Racconto. Signore… Gesù… Cristo… (VI)

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Un refugiado sirio con sus dos hijos desembarcando en la isla de LesbosYannis Behrakis (2015)

Un altra volta, a primavera, giunsi in una borgata e mi fermai in casa di un prete. Era un uomo d’oro, che viveva da solo. Passai tre giorni con lui. Dopo avermi attentamente osservato per tutto quel tempo, alla fine mi disse:

Rimani con me, io ti darò un salario; ho bisogno di un uomo fidato. Avrai visto che si sta costruendo una nuova chiesa in pietra accanto a quella vecchia che è di legno. Non riesco a trovare una persona coscienziosa che mi sorvegli gli operai e che stia nella cappella a raccogliere le offerte per la costruzione; vedo che tu ne saresti capace e che questa vita sarebbe adatta per te; vedo che tu saresti capace e che questa vita sarebbe adatta per te; tu saresti da solo nella cappella a pregare Dio, c’è là uno sgabuzzino isolato nel quale puoi stabilirti a tuo agio. Rimani, te ne prego, almeno fino a che la chiesa sia costruita.

Mi difesi per un bel po’, ma alla fine dovetti cedere alla preghiera insistente del sacerdote. Rimasi dunque tutta l’estate fino all’autunno e mi installai nella cappella. All’inizio fui lasciato tranquillo e mi potei esercitare nella preghiera, ma specialmente nei giorni di festa venivano molte persone, alcune per pregare, altre per sbadigliare, altre ancora per piluccare qualche soldo nella cassetta delle elemosine. E quando vedevano me intento a leggere la Bibbia o la Filocalia, alcuni visitatori intavolavano discorsi con me, altri mi chiedevano di leggere loro qualche brano.

Dopo un po’ di tempo notai che una fanciulla del paese veniva spesso nella cappella e vi rimaneva a lungo in preghiera. Tendendo l’orecchio a quello che la fanciulla bisbigliava, mi accorsi che recitava delle curiose preghiere, e certe erano addirittura travisate. Le chiesi:

Chi ti ha insegnato queste parole?

Mi rispose che era stata sua madre che era ortodossa, mentre suo padre era uno scismatico della setta dei senza-preti. La sua situazione mi impietosì e le consigliai di recitare le preghiere correttamente, secondo la tradizione della santa Chiesa. Le insegnai il Padre Nostro e l’Ave Maria. Alla fine le dissi:

Recita soprattutto la preghiera di Gesù; essa ci avvicina a Dio più di ogni altra preghiera e tu ne ricaverai la salvezza dell’anima tua.

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Andrew McConnell/Panos – A Syrian refugee holds his baby son in a refugee camp in Iraq.

La fanciulla mi ascoltò con attenzione e agì con molta semplicità, secondo i miei consigli. Lo credereste? Dopo un po’ di tempo mi annunciò che si era abituata alla preghiera di Gesù, che sentiva il desiderio di ripeterla senza posa se fosse stato possibile; quando pregava, sentiva il gusto della preghiera e infine la gioia e insieme il desiderio di continuare a pregare sempre di più, invocando il nome di Gesù Cristo. La fine dell’estate si avvicinava; molti visitatori della cappella venivano a trovarmi, non più soltanto per chiedermi un consiglio o una lettura, ma per raccontare le loro pene domestiche e anche per sapere come ritrovare gli oggetti smarriti; evidentemente alcuni di loro mi prendevano per un mago.

Un giorno infine la fanciulla accorse tutta disperata per chiedermi che cosa doveva fare. Suo padre voleva sposarla contro voglia a uno scismatico come lui e l’officiante sarebbe stato un contadino.

Ma è un vero matrimonio, questo? – diceva angosciata – È concubinato e basta! Io voglio scappare di casa, seguendo lo sguardo dei miei occhi!

Le dissi allora:

E dove andrai? Ti potranno sempre raggiungere. Con i tempi che corrono, non potrai mai nasconderti senza documenti, e si arriverà facilmente a riacciuffarti; è meglio che tu preghi Dio con fervore affinché spezzi con le sue vie la risoluzione di tuo padre e salvi la tua anima dal peccato e dall’eresia. Questo è meglio del tuo progetto di fuga.

Il tempo passava, il rumore e le distrazioni mi riuscivano sempre più penose. L’estate finì, e decisi di lasciare la cappella e riprendere la mia vita come un tempo. Andai dal prete e gli dissi:

Padre mio, voi conoscete le mie intenzioni. Ho bisogno di calma per dedicarmi alla preghiera, e qui non trovo che distrazioni e fastidi. Ho fatto quello che mi avevate chiesto, sono rimasto tutta l’estate; ora lasciatemi partire e benedite la mia strada.

Il prete non voleva lasciarmi andare e cercò di insistere ancora:

Chi ti impedisce di pregare anche qui? Non hai che da rimanere nella cappella e trovi il pane bell’è pronto. Prega notte e giorno là, se tu vuoi; vivi con Dio! Tu sei capace e utile qui, non dici sciocchezze con i visitatori, sei fedele e onesto e assicuri le entrate alla chiesa di Dio! È meglio agli occhi del Signore che non la tua preghiera solitaria. Perché rimanere così solo? Con gli altri si prega molto meglio. Dio non ha creato l’uomo perché egli non conosca che se stesso, ma perché ognuno aiuti il suo prossimo, guidandoci l’un l’altro verso la salvezza, ciascuno secondo le sue forze. Guarda i santi e i dottori ecumenici, erano giorno e notte in movimento e in daffare per la Chiesa, predicavano dovunque e non rimanevano in solitudine a nascondersi ai loro fratelli.

Ciascuno riceve da Dio il dono che conviene, padre mio; molti hanno predicato alle folle, e molti sono vissuti nella solitudine. Ciascuno agiva secondo la sua inclinazione e credeva che fosse la via della salvezza indicata da Dio. Ma come spiegate che tanti santi hanno abbandonato tutte le dignità e gli onori della Chiesa e si sono rifugiati nel deserto per non essere tentati dal mondo? Sant’Isacco il Siriaco ha abbandonato così i suoi fedeli e il beato Atanasio l’Atonita ha lasciato il suo monastero; essi consideravano quei luoghi troppo pericolosi e credevano veramente alla parola di Cristo: Che serve all’uomo acquistare il mondo, se perde la sua anima? (Mt 16,26).

Ma essi erano dei grandi santi – replicò il prete.

Se i santi si guardassero con tanta cura dal venire a contatto con gli uomini – gli risposi – cosa non dovrebbe fare un povero peccatore!

 

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1° ottobre 2015. Un uomo bacia il figlio al loro arrivo sulla costa dell’isola greca di Lesbo, presso Skala Sikaminias. Credits: EPA/FILIP SINGER

Infine dissi addio al buon prete e ci separammo da amici. Percorsi dieci verste e mi fermai per trascorrere la notte in un villaggio. Viveva là un contadino gravemente ammalato. Consigliai alla famiglia di farlo comunicare pensando ai santi misteri di Cristo, e la mattina essi mandarono a cercare il prete del villaggio. Io rimasi per inginocchiarmi davanti ai santi doni e per pregare durante la somministrazione del Sacramento. Ero seduto su una panca davanti alla casa e guardavo se il prete arrivava. All’improvviso vedo correre verso di me la fanciulla che avevo visto in preghiera nella cappella.

Come hai fatto a venire qui? – Le dissi.

In casa mia tutto era disposto ormai per le nozze con quello scismatico, e io sono scappata.

Poi, gettandosi ai miei piedi, gridò:

Per pietà, prendimi con te e conducimi in un convento, da queste parti, non voglio marito, voglio vivere in un convento recitando la preghiera di Gesù. Ti ascolteranno là, e mi accetteranno.

Di’ un po’, dove vuoi che ti conduca? Non conosco nemmeno un convento, da queste parti, e come potrei prenderti con me senza passaporto? Non potrai fermarti mai in nessun posto. Ti scopriranno subito; sarai ricondotta a casa tua e punita per la tua scappata. Ritorna invece a casa e prega il Signore; e se non ti vuoi sposare, inventa qualche scusa. Questa sarà una “bugia pietosa”. Così hanno agito la santa madre di Clemente, la beata Marina, che salvò la sua anima in un monastero di uomini, e tante altre.

Mentre noi stavamo così parlando, vedemmo quattro contadini in un biroccino che trottavano dritti verso di noi. Acciuffarono la ragazza e la caricarono sulla carretta: uno di loro partì con lei, gli altri tre mi legarono le mani e mi condussero al borgo nel quale avevo passato l’estate. A tutte le mie spiegazioni essi rispondevano con grida:

Imparerai, santoccio, a sedurre le ragazze!

Verso sera, mi condussero alla prigione, mi fecero mettere i ferri ai piedi e mi fecero rinchiudere in attesa del giudizio per l’indomani. Il prete, avendo saputo che ero in prigione, venne a trovarmi, mi portò la cena, mi consolò e disse che avrebbe preso le mie difese dichiarando, come mio confessore, che io non avevo assolutamente quelle tendenze che mi venivano attribuite. Si trattenne un po’ di tempo con me, poi se ne andò. Sul far della notte passò di là il commissario di polizia del distretto e gli fu raccontata la storia. Egli ordinò che si riunisse il consiglio comunale e si conducesse me al commissariato. Noi entrammo e rimanemmo in piedi ad aspettare. Ad un tratto, ecco il commissario già piuttosto eccitato; sedette al tavolo col suo berrettone ben calato sul capo e disse a voce molto alta:

Ehi, Epifanio, questa ragazza qui, tua figlia, non ha portato via niente da casa?

Nulla, piccolo padre.

Ha fatto qualche stupidaggine con questo scimunito?

No, piccolo padre.

Allora la questione è giudicata e si decide: con tua figlia, regolati tu come vuoi; e questo bel muso, lo pregheremo di svignarsela domattina, dopo una solida correzione che gli levi la voglia di tornare da queste parti. Via!

Con queste parole il commissario si alzò in piedi e andò a dormire; io fui ricondotto in prigione. L’indomani mattina, per tempo, vennero due contadini che mi sferzarono di santa ragione e poi mi lasciarono andare; e io partii di là ringraziando il Signore per avermi permesso di soffrire in nome suo. Questo mi consolava e mi incitava anche di più a pregare. Tutti questi incidenti però non mi avevano abbattuto: era come se fossero toccati a un altro e io ne fossi solo lo spettatore; anche durante le sferzate riuscivo a sopportare il dolore; la preghiera, che illuminava il mio cuore, non mi dava tempo per accorgermi di alcun’altra cosa.

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Getty Images 486997370 2

Dopo quattro verste, incontrai la madre della ragazza che tornava dal mercato. Si fermò e mi disse:

Il fidanzato ci ha piantati. Si è arrabbiato con Akulka, capisci?; perché lei è scappata!

Poi mi diede del pane e un biscotto, e io ripresi la mia strada. Il tempo era asciutto e non avevo voglia di chiedere ospitalità per la notte in un villaggio: scorsi due mucchi di fieno nel bosco e mi aggiustai là, per passare la notte. Mi addormentai e mi misi a sognare che stavo camminando per la via, e leggevo i capitoli di sant’Antonio il Grande nella Filocalia.

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